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October 08 Il regno dei cieliSi era comunisti perché si credeva di poter cambiare il mondo, perché dopo secoli di storia che ci dissero di provenire tutti da Dio, ci si convinse, che quanto di buono si era riusciti a pensare, tanto poteva essere realizzato. Si era comunisti, perché si credeva che l'errore era stato spostare nell'aldilà il paradiso, umiliare l'uomo proiettando fuori di lui le qualità in sommo grado. Si era comunisti, perché la sete di giustizia, il sentimento di fratellanza, di appartenenza alla specie umana, non poteva aspettare la fine dei giorni, perché si pensava che l'oppressore giocasse su quell'attesa, per tenerci in catene. L'uomo scommise se stesso e sulla propria indignazione, perché non si accettavano le ragione del vincitore, perché il misero avesse il suo cordoglio, perché la colpa dell'ultimo, fosse la colpa di tutti. Si sperava che al reietto fosse data una ragione, si sperava in un'assoluzione universale, si sperava che il progresso potesse essere per tutti e che l'uomo potesse smettere di lottare. Tutti noi abbiamo sperato che un mondo migliore fosse possibile, che l'amore prevalesse sull'egoismo, che si potesse cambiare, perché cambiare era dovuto. Si era comunisti perché non si accettava il reale, ritenendolo ideologia, strumento di dominio; si era comunisti perché si pretendeva che l'ideale, il sogno della ragione, potesse essere più reale del reale stesso. Una volta nella storia si poté sognare, senza rimandare a futuri da venire, a promesse messianiche, ma contando solo sulle capacità umane. Oggi scopriamo che l'oppresso, all'occasione si fa oppressore, che egli non auspica più giustizia, ma solo di togliere lo scettro del comando a chi lo possiede. Scopriamo che i migranti di allora, sono gli aguzzini di oggi, che gli operai nelle fabbriche si fanno sostenitori del merito, che non è di tutti il diritto alla ricerca della felicità, che a molti non è dato neanche sperare, che la felicità è solo di chi riesce a procurarsela, che il proprio benessere può sopportare, in nome del realismo, la fame e la tortura. La nascita diventa un diritto, la patria un possesso, la terra un dominio e qualcosa diventa mio, la mia terra, la mia casa, e lo si nega agli altri. Insieme al comunismo, oggi muore l'illusione che l'uomo potesse essere qualcosa di diverso, che esso potesse essere capace di produrre l'ideale, l'universale, la riconciliazione. L'uomo oggi si abbandona al reale, rabbattando qua e la, gli spiccioli per il mutuo, fiori per il suo funerale. Oggi l'uomo si scopre egoista, arrogante con il più debole, impotente con il più forte. Oggi l'uomo si trova costretto a ridare a Dio ciò che gli apparteneva, restituirgli, quel sogno che credeva di poter realizzare, reputando suoi gli attributi perfettissimi. Oggi deve restituirgli quella promessa di un mondo migliore, l'utopia della sua realizzazione, affidandola al suo volere. Non si dimostra egli stesso il possessore dei più alti ideali, o perché in quanto suoi essi non esistono o perché non gli sono mai appartenuti. Oggi scopare l'idea di una riconciliazione del l'uomo con il creato, dell'Io con quell'altra parte di sé che chiama Natura. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://il-magico-mondo-sophia.spaces.live.com/blog/cns!E75218038E39C048!2583.trak Weblogs that reference this entry
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